L’ANNO LITURGICO

L’Anno Liturgico è il ciclo temporale con il quale la Chiesa celebra nel corso di un anno tutto il Mistero del SIGNORE GESÙ CRISTO, presentandone la vita, l’insegnamento e rendendo attuali le sue azioni salvifiche.

La vita e la preghiera della comunità cristiana sono ritmate dall’anno liturgico e dalle sue tappe (Breviario familiare, Anno A) Un piano pastorale o una programmazione dell’attività di una comunità (parrocchiale o diocesana) che non tengano conto dell’anno liturgico, risulterebbero incompleti o fuorvianti. Al centro della vita cristiana, infatti, c’è il mistero di Cristo crocifisso e risorto, sempre vivo nella Parola che lo annuncia, nell’eucaristia che lo rende presente tra i suoi e nella comunità riunita in assemblea che lo celebra. La domenica è il segno portante dell’anno liturgico. In essa si concentra tutta la ricchezza della Pasqua e appare nella sua visibilità “il corpo del Signore” che è la Chiesa comunità dei battezzati.

  1. La Parola.

La parola di Dio è all’origine della comunità cristiana. Essa è convocata e radunata per ascoltarla, accoglierla e farla vita della propria vita. La liturgia della parola, come è chiamata la prima parte della celebrazione eucaristica, non è perciò il tempo della passività o della distrazione o un tempo morto della celebrazione. È invece il momento della partecipazione a quanto la parola  di Dio propone alla comunità radunata. È necessario che il cristiano diventi attivo in questo momento dell’ascolto e non deleghi tutto al sacerdote che presiede la celebrazione e  fa l’omelia. Partecipare vuol dire interrogarsi sul significato di quanto è stato ascoltato e sul messaggio che la parola di Dio ha voluto trasmettere alla comunità e a ciascuno.

  1. L’eucaristia.

L’eucaristia fa la Chiesa. Il Concilio ci ha richiamati con forza a comprendere e a vivere il rapporto inscindibile tra la “mensa della parola” e la “mensa del pane”: entrambe nutrono la Chiesa pellegrina nel mondo, orientandola al suo destino finale in Dio. Poiché è  l’eucaristia che “costruisce” le nostre comunità secondo il progetto di Dio (e non secondo criteri umani di simpatia, età, gruppi di appartenenza, ecc.), è necessario che essa diventi “il culmine” verso cui converge tutto il cammino settimanale e “la fonte” da cui parte e si dipana ogni slancio per gli impegni della nuova settimana che inizia il giorno di domenica, “il primo giorno”. Eucaristia significa “rendimento di grazie”. La comunità radunata ringrazia il Padre per il dono di Gesù, per la salvezza ricevuta in lui, per la creazione da lui rinnovata nella sua Pasqua, per il dono dello Spirito e per il dono del Vangelo, per la sua chiamata alla santità e al culto in spirito e verità.

L’eucaristia e perciò il memoriale dell’opera della nostra salvezza attuata da Gesù. Fare memoria non significa solamente “ricordare” in senso astratto, ma “rendere presente”, rendere attuale.

  1. L’assemblea cristiana.

Ciò che definisce l’assemblea cristiana è il suo radunarsi per la celebrazione della liturgia. La liturgia è l’opera di Dio, ma anche l’opera del suo popolo. Nella visione biblica e cristiana dell’uomo, infatti, è molto importante la dimensione comunitaria. L’assemblea che celebra il Signore risorto sprigiona da sé un ricco simbolismo. Essa esprime l’unico corpo del Signore nell’unità di tutte le membra; anticipa la grande assemblea dei salvati che sono già nel Regno; è immagine della grande liturgia celeste; è segno del cammino della Chiesa che già possiede la salvezza, ma non ancora in tutta la sua pienezza.

La comunità cristiana che si raduna in assemblea santa attorno alla mensa della parola e dell’eucaristia, e da essa si lascia nutrire e costruire, è la comunità che maggiormente esprime il progetto di Dio sull’umanità.

Occorre per ciò comprendere sempre meglio la dimensione comunitaria della celebrazione liturgica: dalla comunità è preso il presbitero, dalla comunità sono presi i lettori, gli accoliti, i ministranti, i cantori, coloro che si impegnano nell’offertorio e nell’accoglienza dei fedeli, coloro che distribuiscono la comunione e la portano agli ammalati. Tutta l’assemblea e celebrante.

IL CORSO DELL’ANNO LITURGICO…

Nel corso di un anno non si riesce a leggere tutta la Parola di dio contenuta nei 73 libri che formano la Bibbia; per questa essa è distribuita in un ciclo di tre anni:

. Anno A: viene letto il Vangelo di Matteo

. Anno B: viene letto il Vangelo di Marco e gli ultimi sei capitoli di Giovanni (come l’anno in corso)

. Anno C: viene letto il Vangelo di Luca

Ogni ciclo inizia con la prima domenica di Avvento. Per la lettura del Vangelo, specialmente nelle domeniche del Tempo Ordinario, i brani sono scelti leggendo di seguito un Vangelo.

Nei giorni della settimana il Vangelo è unico

mentre la prima lettura segue un ciclo biennale secondo gli anni pari (come l’anno scorso) e gli anni dispari.

L’anno liturgico per ordinare il tempo spirituale ed interiore della comunità e divisa in tempi liturgici:

  1. TEMPO ORDINARIO: GESU’ TU HAI PAROLE DI VITA ETERNA!

Il Tempo Ordinario è costituito da 33 o 34 settimane, comincia il lunedì dopo la festa del Battesimo del Signore e si protrae fino al martedì della prima settimana di Quaresima. La prima parte può variare da 4 a 9 settimane. Riprende poi il lunedì dopo la pentecoste per terminare prima dei primi Vespri della prima domenica di Avvento.

Esso è ordinario nel senso che celebra il mistero di Cristo nella sua globalità: lungo il ritmo delle settimane e delle domeniche veniamo a conoscenza dei suoi discorsi, delle parabole da Lui raccontate, dei fatti e dei miracoli da Lui compiuti, attraverso i quali Gesù ci dimostra l’amore di Dio Padre verso tutti gli uomini. Vivere e celebrare il mistero di Cristo nell’ordinario significa accettare di vivere da discepoli nella fedeltà di ogni giorno, ascoltare e incontrare il Maestro nel quotidiano, riconoscere che Dio si china su ciascuno di noi e ci salva nella concretezza della nostra esperienza personale. Gesù cammina accanto a ciascuno per guarirlo e consolarlo.

Il colore liturgico di questo tempo è verde: esprime la speranza, la giovinezza della Chiesa, la ripresa di un cammino nuovo e perseverante.

  1. TEMPO DI AVVENTO: VIENI SIGNORE GESU’!

La parola avvento significa venuta-attesa. Ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di dio tra gli uomini, ma è anche tempo in cui, attraverso questo ricordo, il cuore degli uomini viene guidato all’attesa della seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi. Il Tempo di Avvento dura quattro settimane (dalla domenica più vicina al 30 novembre ai primi vespri di Natale).

Il colore liturgico di questo tempo è il viola: indica la speranza e l’attesa di incontrare Gesù, l’umiltà e la prontezza di accoglierlo nella nostra vita. Nelle domeniche non si dice il Gloria, ma si fa la professione di fede con il Credo.

La corona dell’Avvento: è simbolo dell’Avvento e sintetizza il cammino di attesa del Salvatore. E’ costituita da un grande anello fatto di rami di abete o di pino. Può essere collocata in un luogo adatto sia in chiesa sia nella propria casa. Attorno alla corona sono fissate quattro candele che significano le quattro settimane d’Avvento. L’accensione della candela solitamente avviene all’inizio della celebrazione eucaristica. Anche la famiglia riunita in preghiera può compiere lo stesso gesto.

  1. TEMPO DI NATALE: E’ NATO PER NOI GESU’ IL SALVATORE!

La nascita di Gesù è presentata sotto due aspetti:

  • Gesù il Salvatore, dono del Padre (Natale)
  • La sua salvezza che viene donata a tutti i popoli della terra, rappresentati dai re Magi (Epifania)

Celebrare il Natale significa riconoscere che il Figlio di Dio si è fatto uomo. A Natale facciamo festa perché Dio Padre ha tanto amato gli uomini da donare per loro il Suo Figlio Gesù. Il Tempo di Natale inizia con i primi Vespri del Natale del Signore e termina con il Battesimo del Signore, la domenica dopo l’Epifania.

Il colore liturgico di questo Tempo è il bianco, il colore della festa, della vita, della luce.

  1. TEMPO DI QUARESIMA

La Quaresima è il tempo liturgico in cui il cristiano si prepara attraverso un cammino di conversione e di penitenza, a vivere in pienezza il mistero della morte e risurrezione di Cristo, celebrato ogni anno nelle feste pasquali, evento fondante e decisivo per l’esperienza di fede cristiana. Essa si articola in cinque domeniche, dal Mercoledì delle Ceneri alla messa della “Cena del Signore” esclusa. Le domeniche di questo tempo hanno sempre la precedenza anche sulle feste del signore e su tutte le solennità. Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno; nei venerdì di Quaresima si osserva l’astinenza dalle carni. Durante il tempo di Quaresima non si dice il Gloria e non si canta l’Alleluia; di domenica si fa però la professione di fede con il Credo. Il colore liturgico di questo Tempo è il viola, il colore della penitenza, dell’umiltà, del servizio, della conversione e del ritorno a Gesù.

Il cammino quaresimale è:

  • un tempo battesimale in cui il cristiano si prepara a ricevere il sacramento del Battesimo o a ravvivare nella propria esistenza il ricordo e il significato di averlo già ricevuto;
  • un tempo penitenziale in cui il battezzato è chiamato a crescere nella fede, “sotto il segno della misericordia divina”, in una sempre più autentica adesione a Cristo attraverso la conversione continua della mente, del cuore, e della vita, espressa nel sacramento della riconciliazione.

La Chiesa, facendo eco al Vangelo, propone ai fedeli alcuni impegni specifici:

  • ascolto più assiduo della Parola di Dio: la parola della Scrittura non solo narra le Opere di Dio, ma racchiude una efficacia unica che nessuna parola umana, neppure la più alta, possiede;
  • preghiera più intensa: per incontrare Dio ed entrare in intima comunione con Lui, Gesù ci invita ad essere vigilanti e perseveranti nella preghiera, “per non cadere in tentazione” (Mt 26,41);
  • digiuno ed elemosina contribuiscono a dare unità alla persona, corpo e anima, aiutandola ad evitare il peccato e a crescere nell’intimità con il Signore; aprono il cuore all’amore di Dio e del prossimo. Scegliendo liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri mostriamo concretamente che il prossimo non è un estraneo.
  1. TEMPO DI PASQUA

L’annuncio pasquale risuona nella Chiesa: Cristo è risorto, vive al di là della morte. La Quaresima prepara i cristiani a questa celebrazione e la notte pasquale ha “inaugurato” la Pasqua che si estende per sette settimane vissute intensamente “come se fosse un’unica grande domenica”. Il tempo di Pasqua dura cinquanta giorni, questo periodo si compone di sette settimane, di cui il giorno seguente, l’ottavo giorno, il giorno che non conosce tramonto, è simbolo del riposo senza fine in Dio. Il numero sette è immagine della pienezza, l’unità, che si raggiunge a questa pienezza moltiplicata, apre sull’eterna beatitudine dove l’uomo vive in pienezza intima con Dio. E’ così che il tempo di Pasqua è la gioia prolungata del trionfo di Cristo. A ciò che un solo giorno è troppo breve per celebrare, la Chiesa consacra cinquanta giorni che sono estensione della gioia pasquale. Il digiuno è bandito. Il giorno di Pentecoste non sarà una festa a parte, ma la pienezza e il compimento di quello che è stato inaugurato la notte di Pasqua: il dono dello spirito che ha risuscitato Gesù dai morti. I primi otto giorni costituiscono l’Ottava di Pasqua che si celebra come solennità del Signore. Ha un carattere di allegrezza e di meditazione sul fatto della risurrezione di Cristo e della nascita del cristiano nel Battesimo. Ma tutti i cinquanta giorni hanno più o meno questo significato. Vi si canta continuamente l’alleluia! Nel quarantesimo giorno si celebra l’Ascensione di Cristo al cielo, e i giorni che seguono sono una lunga preghiera per la venuta dello Spirito Santo con i discepoli e Maria nel cenacolo.

Il colore di questo Tempo è il bianco: il colore della festa, della gioia, della vittoria e della risurrezione.